Il ponte sulla Drina di Ivo Andric

Spesso ci chiedono perchè abbiamo scelto, come nome della nostra associazione, il termine “ponte”. Crediamo che il bel libro di Ivo Andric lo possa spiegare.

L’opera di Andric, premio Nobel per la letteratura nel 1961, narra la storia di un ponte costruito sul fiume Drina il quale, lungo il suo corso, attraversa la cittadina di Visegrad posta al confine tra Bosnia e Serbia. Sarà quindi questo ponte il centro intorno al quale l’autore sviluppa la storia degli abitanti di quella città, dalla fine del XVI secolo al primo conflitto mondiale. Sarà il pascià Mehmed Sokolovic, un serbo convertito da ragazzo all’islam, a far costruire il ponte nel 1571. Mehmed era gran visir e poteva pensare cosi’ anche al suo Paese. La costruzione del ponte non fu cosa semplice: richiese fatiche, dolore e sangue. Insieme col ponte venne costruito anche un caravanserraglio, che poteva ospitare i viaggiatori. Ed ecco così che il ponte diventa il simbolo vivente della città di Visegrad, il muto testimone della storia. Per tre secoli il ponte, stabile e bello, rappresenta il cuore intorno al quale si sviluppò Visegrad. Elegante nella sua struttura, rimase immutabile, così come il fiume, l’acqua, le montagne circostanti. Immutabile mentre intorno si alternavano le generazioni e lo attraversavano i padri e poi i figli e poi i figli dei figli e così via, nel fluire della vita e della storia, del dolore e delle speranze umane. Ma anche il ponte invecchiava, seppure a ritmo lentissimo. Non sempre gli uomini se ne curarono, nè pensarono a ripararlo, anche quando sarebbe stato necessario ed il caravanserraglio, abbandonato, andò in rovina. Nel 1799 ci fu una piena e, almeno in quella circostanza, gli abitanti della città furono affratellati dalla comune sventura e dimenticarono le divisioni in ortodossi, musulmani ed ebrei. Nel 1804 scoppiò la rivolta dei Karagjorgje e la conseguente repressione, il ponte vedrà molte teste cadere, di quelli che, a torto o a ragione, avevano partecipato alla congiura. Poco tempo dopo venne chiuso, per impedire che si diffondesse ulteriormente un’epidemia di peste. Ma non solo dei drammi corali, di tutto un popolo, era testimone il ponte, lo era anche di drammi individuali, come quello della bella Fatima che fu costretta dal padre a sposare un uomo che non amava e per questo si gettò nel fiume dove annegò. Quando nel 1878 la Bosnia venne ceduta all’Austria, il ponte vide passare i soldati turchi in ritirata. Era incominciato un nuovo tempo e sotto l’amministrazione asburgica fu testimone di nuove vicende: la ferrovia, che nel 1900 arrivò a Visegrad, i moti degli studenti socialisti, l’annessione definitiva della Bosnia-Erzegovina all’Austria. E il 1914 la guerra mondiale, gli arresti dei Serbi, la vicinanza del fronte. Ed ecco che gli Austriaci, prima di ritirarsi, fanno saltare uno dei pilastri centrali del ponte. Con la morte del ponte, simbolo della città, la cui presenza diventa mitica, si conclude il romanzo. Il ponte è invero il simbolo della coesistenza, della possibilità, realizzata storicamente, di convivere con reciproca tolleranza, da parte di persone appartenenti a fedi diverse, musulmani, ortodossi, ebrei, tutti accomunati dal fatto di essere nati nello stesso Paese, di avere patito le stesse sofferenze, goduto le stesse gioie. Musulmani, cristiani, ebrei, nemici per tanti secoli, intorno a questo ponte si sono incontrati, hanno constatato la loro comune natura di uomini, oltre le ideologie, hanno sperimentato la possibilità di raggiungere la comprensione. Per questo ogni ponte è simbolo della possibilità di comunicazione e dell’amore fra gli uomini.

Se è vero che nell’opera di Andric domina “il peso di un destino che si deve compiere”, è altrettanto vero che scorre sotterraneo, ma forte, il fiume della speranza, lo sforzo perchè oltre le divisioni di etnia e di religione, gli uomini riconoscano la loro unità. Certo, la storia ha sempre dato torto a queste speranze, però, a volte, i fatti, hanno permesso agli uomini di riconoscersi proprio in tale speranza: è di questa che il ponte sulla Drina è il simbolo poetico.